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giovedì 12 dicembre 2013

Recensione: Alla ricerca di Fatima

Titolo: Alla ricerca di Fatima 
Autore: Ghada Karmi 
Editore: Atmosphere Libri 
Pagine: 420 
Prezzo: 18,00 euro
Descrizione:

Alla ricerca di Fatima: una storia palestinese narra la vita di Ghada Karmi, medico palestinese, che trascorre l’infanzia in un sobborgo benestante di Gerusalemme con due fratelli, i genitori e il cane Rex, affidata alle cure della domestica Fatima. Quando la famiglia è costretta a fuggire in Inghilterra a causa delle crescenti violenze degli ebrei nei confronti della popolazione araba, Ghada deve imparare a convivere con la perdita progressiva e definitiva del paese in cui è nata, sostituito da Israele. L’impatto con l’Inghilterra non è troppo traumatico: la scelta di privilegiare l’identità inglese è naturale e all’inizio risolutiva. Quando, ormai laureata in medicina, sceglie di sposare un inglese, Ghada difende il suo matrimonio agli occhi della famiglia tradizionalista e giudicante, difendendo allo stesso tempo la fittizia identità inglese che ha attribuito a se stessa e rifiutando in toto quella araba. Ma ben presto le contraddizioni di una tale decisione esplodono in tutta la loro violenza: durante la guerra dei Sei giorni Ghada farà i conti con l’indifferenza, o addirittura l’ostilità, di tutti quelli che credeva vicini, marito incluso. Consapevole di non potersi più nascondere e convinta di dover cercare se stessa scavando nel passato, Ghada si getta anima e corpo nell’impegno politico, quasi cercasse un’assoluzione per aver trascurato la storia del suo popolo: negli anni Settanta inizia a lottare per far sentire la voce dimenticata degli esuli palestinesi, si reca nei campi profughi dove lavora come medico, e alla fine va a vivere in Siria. Finché comprende che nemmeno quello è il suo posto: perché la vita in Inghilterra non può essere cancellata con un colpo di spugna. Incapace di sentirsi “a casa” dovunque provi, Ghada decide alla fine di visitare i luoghi della sua infanzia, “tornando” in Israele (e alla vecchia casa di Qatamon) utilizzando il suo passaporto inglese. Solo dopo questo viaggio capirà che non esiste per lei alcun posto dove fermarsi: che non sarà mai un’inglese, non potrà mai tornare in Palestina, e non appartiene per intero nemmeno al mondo arabo. E proprio questo senso di sradicamento, condiviso da migliaia di palestinesi, la spinge a raccontare la storia dei moltissimi uomini e donne privati, come lei, del proprio paese e del proprio futuro.

L'autrice:

Ghada Karmi è nata nel 1939 a Gerusalemme da una famiglia musulmana. È palestinese, emigrata con la famiglia in Inghilterra nel 1948. Dottore in medicina, autore soprattutto di saggi e accademico. Scrive spesso sulla questione palestinese su giornali e riviste, tra cui The Guardian, The Nation e il Journal of Palestine Studies. Dal 1999 al 2001 è stata Associate Fellow del Royal dell’Institute of International Affairs, dove ha condotto un importante progetto sulla riconciliazione israelo-palestinese. Attualmente Ghada Karmi è Research Fellow presso l’Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica dell’Università di Exeter. Vive a Londra.

La mia recensione:
 
Ghada ha solo cinque anni quando, insieme ai genitori e ai fratelli, è costretta ad abbandonare il suo mondo per trasferirsi in Inghilterra. Il papà assicura che sarà solo per poco, tanto che tutti prendono lo stretto indispensabile e persino il cane, Rex, viene affidato temporaneamente alla domestica, Fatima.  
In realtà, alla sua casa natia, la famiglia Karmi non farà più ritorno e non sarà la sola.
È il 1948, in Palestina è stato istituito lo stato di Israele e molte famiglie arabe, come quella di Ghada,  sono costrette a fuggire  per mettersi al riparo dai violenti attacchi degli ebrei. Tutti, nel fondo dei loro cuori, custodiscono se non la certezza almeno la speranza che si tratti di una situazione passeggera, che qualcuno fermerà l’avanzata ebraica e che l’incubo si concluderà con il legittimo rientro a casa dei palestinesi. Le cose però andranno diversamente.
Il viaggio in Inghilterra per la protagonista, così come per molti suoi connazionali, segnerà l’inizio di un lungo esilio. 
Alla ricerca di Fatima è un romanzo autobiografico, un sentito racconto in prima persona attraverso cui l’autrice rende la sua testimonianza della diaspora. Quelle che ci offre sono pagine pervase di un’atmosfera intima, intrise di ricordi che ci conducono tra le sue mura domestiche  ma che assumono un significato ben più ampio perché, a partire da un’esperienza particolare e unica, ci raccontano la storia di un popolo.
Leggere questo libro, in definitiva, significa concedersi uno sguardo su una scottante pagina di storia mediorientale, significa entrare nel merito della questione palestinese provando a inquadrarla da una prospettiva diversa dal solito
La peculiarità di questo libro è quella di fornirci un dettagliato e puntuale resoconto storico degli avvenimenti ma affiancando, alla storia esterna, quella interiore. L’esilio di cui Ghada ci parla è infatti anche e soprattutto un esilio psicologico ed è su questo aspetto, in particolare, che ci fa riflettere.
Quando abbandona la Palestina per andare a vivere in Inghilterra, lei è solo una bambina. Vive il trauma del distacco, avverte lo spaesamento, ma l’impatto con la nuova realtà per lei non è del tutto negativo. A differenza degli adulti, Ghada non ha ancora assimilato a fondo la cultura araba, non ha ancora acquisito un’identità ben definita, cosicché riesce ad adattarsi al nuovo con una certa facilità.
Crescendo finisce per integrarsi nella comunità inglese al punto che lei stessa comincia a sentirsi “un’inglese con la pelle più scura”. I ricordi d’infanzia non vanno perduti ma con gli anni sbiadiscono insieme, per esempio, alla padronanza della lingua araba. 
Pur essendo vittima di alcuni episodi di razzismo, Ghada finisce per sentirsi accettata nel  nuovo paese ma, nel tempo, comprende di essere destinata a rimanere per sempre, comunque, una senza patria, una persona spaccata a metà e privata del vero senso di appartenenza.
Ghada si sente inglese ma non lo è davvero, è palestinese ma quando in età adulta riesce  tornare in Palestina − per un breve soggiorno in veste di turista −, scopre di non essere più riconosciuta fino in fondo neanche come araba
Il romanzo attraversa un lunghissimo arco temporale, dall’infanzia alla maturità la protagonista ci accompagna lungo il suo percorso di vita soffermandosi sulle tappe fondamentali del suo cammino, dagli studi che la portano a diventare un medico al matrimonio travagliato con un inglese, dalla scelta del divorzio fino al capitolo del suo attivismo politico.
È una vita intensa la sua, gravida di difficoltà ma anche di successi, ad attraversala come una ferita rimane però il senso di sradicamento. La ricerca di Fatima menzionata nel titolo è, di fatto, una ricerca simbolica più che reale. Fatima, la vecchia domestica palestinese, rappresenta per Ghada l’infanzia, il profumo, il colore di quella terra a cui non può tornare più. La perderà all’inizio della sua odissea e non avrà occasione di rincontrarla, proprio come accadrà per la sua patria.
Scritto con il chiaro intento di informare e far riflettere piuttosto che intrattenere, Alla ricerca di Fatima, non è un libro che si legge tutto d’un fiato. Il corposo bagaglio di informazioni e di riferimenti storico-politici, unitamente a uno stile fortemente descrittivo, a tratti, rallentano un po’ la lettura. Tuttavia è un romanzo estremamente interessante e che merita di essere letto perché fa luce su una questione spinosa e ancora aperta, ci aiuta  comprendere i fatti ma ancor di più i sentimenti e i conflitti interiori che vi si celano dietro umanizzando una vicenda di cui spesso si parla ma della quale, forse, non si sa mai abbastanza.




venerdì 29 marzo 2013

Recensione: Buongiorno Principessa!

Titolo: Buongiorno Principessa! 
Autore: Francisco De Paula 
Editore: Corbaccio
Collana: Narratori Corbaccio
Pagine: 302
Prezzo: 14,90 

Descrizione:

Da ragazzini hanno fondato il Club degli Incompresi, ma adesso non sono più ragazzini, hanno sedici anni e tanta voglia di crescere. E i rapporti fra di loro non sono più semplici come prima. Valeria è innamorata per la prima volta, ma sa che il suo amore la porterà a tradire la sua migliore amica; Bruno non ha il coraggio di manifestare i suoi sentimenti e si rinchiude sempre più in se stesso; María ha il terrore di dover lasciare Madrid e i suoi amici per colpa dei genitori separati; Elísabet, da ragazzina brufolosa si è trasformata in una splendida giovane donna che non è abituata a sentirsi dire di no; Raúl è pieno di sogni e di ambizioni ed è determinato a trovare la persona giusta per lui, a costo di far soffrire chi si sente rifiutata; Ester nasconde la sua grande passione per non incorrere nei giudizi dei genitori e dei suoi stessi amici. Non è facile diventare adulti, e a volte si vorrebbe evadere dal proprio mondo, allontanarsi dalla scuola, dalla propria città, dalla famiglia, anche dagli amici di una vita.
Però, poi, loro ci sono sempre. Per fortuna... 

L'autore:
Francisco de Paula è nato a Siviglia. Si è iscritto alla facoltà di Legge ma dopo un anno ha deciso di cambiare vita e si è trasferito a Madrid dove ha studiato giornalismo all’Università Europea. Ha collaborato con diverse testate e parallelamente ha coltivato la sua grande passione per la scrittura, alla quale ormai si dedica a tempo pieno. È autore della trilogia «Canciones para Paula», una serie di romanzi nati in rete, così come Buongiorno Principessa! Che, una volta pubblicato in Spagna, è diventato un caso editoriale entrando subito nella classifica dei libri più venduti e affermandosi come il romanzo dei teenager del terzo millennio.

La mia recensione:

I primi amori, il corpo che cambia, l’urgenza di crescere mista al timore di non essere più bambini… l’adolescenza è un’età magica e terrificante allo stesso tempo; un’età che intensamente si vive e difficilmente si dimentica. Le pagine di “Buongiorno Principessa” sono pregne dei suoi colori, dei suoi odori, dei sogni e le paure che la caratterizzano tanto da poter suggerire l’impressione di specchiarsi a chi sta vivendo ora i suoi quindici/sedici anni o regalare la sensazione di sfogliare un album di ricordi a chi, come me, quegli anni li ha ormai superati da un pezzo.
Il gran merito di Francisco De Paula sta proprio nell’aver saputo catturare con grande realismo l’universo adolescenziale tessendo una storia genuina e frizzante capace di parlare ai giovani con il  linguaggio dei giovani e di descriverne il mondo osservandolo con i loro stessi occhi.
Protagonisti sono sei ragazzi che si sono conosciuti tra i banchi di scuola quando erano poco più che bambini e si sono affiatati tanto da fondare un club. “Incompresi”, è questo il nome che hanno scelto per identificarsi perché tali si sentivano alla nascita del gruppo non godendo di grande popolarità tra i coetanei. Adesso che hanno raggiunto la soglia dei sedici anni, sono cambiati ma restano pur sempre inseparabili e fanno fronte comune per affrontare le piccole/grandi difficoltà di tutti i giorni.
Valeria è una ragazza solare, è carina ma si sente grassa e non si accetta; Eli ha un fisico da fotomodella, un carattere esuberante e un gran successo con i ragazzi anche se proprio quello di cui si sente davvero innamorata sembra deciso a darle buca; Maria è mingherlina, ha un aspetto quasi mascolino e gli occhi schermati dalle lenti, è dolce, remissiva e condannata a un amore impossibile; Ester è la sportiva della compagnia, è un’ottima giocatrice di pallavolo e custodisce un inconfessabile segreto; Raúl è il bello del gruppo, un ranocchio brufoloso che d’improvviso si è trasformato nel principe che tutte vorrebbero al loro fianco; Bruno, invece, è basso, bruttino ma tanto simpatico e, anche nel suo caso, Cupido non è stato molto magnanimo nel lanciare le sue frecce. 
Insomma, sono adolescenti come tanti che studiano, si divertono, si innamorano e soffrono, ma ciascuno speciale a suo modo. L’autore ci fa entrare nelle loro vite raccontandoci tre intensi giorni. Il romanzo comincia con la cronaca di un sabato sera per arrestarsi al lunedì. Benché si tratti di un brevissimo lasso di tempo, il weekend in questione si rivela fittissimo di avvenimenti destinati a produrre dei profondi cambiamenti nella quotidianità dei vari personaggi e nelle dinamiche di gruppo.  
Due amiche inseparabili diventano, loro malgrado, rivali in amore; qualcuno si fidanza, qualcun altro riceve un due di picche; qualcuno si appresta a trasferirsi separandosi definitivamente dagli amici e qualcun altro fa i conti con una delusione terribile. È la vita, semplicemente questo, ma i piccoli/grandi  accadimenti che si avvicendano a ritmo serrato costringono i sei amici a misurarsi con una verità incontestabile: stanno crescendo e, sebbene l’affetto che li unisce sia forte, i loro legami sono destinati a cambiare. Il tempo degli “Incompresi” probabilmente è finito ed è giunta l’ora di misurarsi con nuove sfide che metteranno a dura prova ma, nel contempo, potranno rinsaldare la loro amicizia. 
Mentre le immagini di un intenso presente si susseguono, una serie di flashback opportunamente inseriti nella trama ci consente di approfondire la conoscenza dei sei ragazzi, di familiarizzare con il loro background e il loro vissuto. La loro caratterizzazione è così accurata da farli apparire come persone reali, di lì ad affezionarcisi ed appassionarsi alle rispettive vicende il passo è davvero breve. 
A rendere ancor più stimolante la lettura ci sono poi una serie di segreti, nodi problematici, misteri che vivacizzano la trama. Man mano che le pagine scorrono, cresce la curiosità di scoprire chi tra Valeria ed Eli risulterà vincitrice in amore, come Ester gestirà il suo segreto e se riuscirà a confessarlo a qualcuno del gruppo, cosa deciderà Maria del suo futuro e cosa ne sarà del club, ma soprattutto sale a livelli esponenziali la curiosità scatenata dalla comparsa  di un personaggio, secondario, eppure tanto misterioso da conquistare la scena. Lui è César − o almeno questo è il nome con cui si presenta − è più grande dei protagonisti ed è bellissimo, dice di essere uno studente universitario ma si esibisce come chitarrista rock o come  rapper in metropolitana per raggranellare qualche spicciolo. 
Dal famoso sabato sera che marca a fuoco l’incipit del romanzo, Valeria se lo ritrova sempre intorno al punto che sospetta di essere pedinata. Chi è in realtà il bizzarro artista metropolitano? Come mai è sempre sulle sue tracce e cosa vuole da lei? È semplicemente un corteggiatore dalle mille risorse o c’è dell’altro? 
Il desiderio di ottenere le risposte è tale da accelerare una lettura che di per sé già procede spedita, la delusione tanta nell’imbattersi in un finale che, in effetti, non può neanche definirsi tale e che lascia completamente a bocca asciutta. Ebbene sì, perché se il romanzo appassiona ed emoziona rivelandosi, per molti versi, all’altezza delle aspettative create dal battage pubblicitario, in chiusura ci riserva una spiacevole sorpresa. “Buongiorno Principessa” non è che il primo capitolo di una serie e, come tale, ci regala solo l’assaggio di una storia ancora tutta da raccontare. Nulla di grave se la narrazione non si interrompesse proprio sul più bello e in maniera tanto brusca da produrre un terrificante effetto da pagina strappata. Va bene creare suspense ma lo si poteva fare in maniera meno sfacciata di così…