martedì 11 dicembre 2018

Anteprima: Prigioniere. Storie di donne, delitti d'onore e Islam di Amina Sboui

Titolo: Prigioniere. Storie di donne, delitti d'onore e Islam
Autore: Amina Sboui
Editore: Baldini+Castoldi
Pagine: 304
Prezzo: 18,00

Descrizione:
Amina Sboui, la più controversa attivista per i diritti umani del mondo arabo, racconta le storie terribili ed esemplari delle sue compagne di carcere, per denunciare la condizione femminile nell’Islam. Amina è in attesa di processo per aver postato una sua foto a seno nudo. La prima notte conosce Bessma, che ha assassinato il fratello. Bessma significa sorriso, ma la ragazza non ha sorrisi sulle sue labbra e Amina si chiede cosa può spingere una donna ad ammazzare qualcuno del suo stesso sangue. La risposta che le dà Bessma è sconvolgente: per essere libera di amare. Profondamente turbata, Amina decide di raccontare le vicende delle altre detenute e le loro storie. Conosciamo Iman, raggirata da un uomo che prima la seduce e poi l’abbandona, Hana, Nahed, Zohra, Monia, condannata per avere ucciso i suoi due figli. Mandata in sposa dalla famiglia a un cugino violento che le rende la vita un inferno fin dalla notte di nozze, mette al mondo due bambini che per via del matrimonio tra consanguinei hanno entrambi gravi disturbi mentali. Per salvarli dalla violenza del marito, Monia decide di uccidersi insieme a loro con un potente sonnifero, ma sopravvive. Sono storie vere, raccolte e raccontate in prima persona da chi ha fatto della lotta e dell’emancipazione femminile la sua principale ragione di vita. È un viaggio terribile, ma anche commovente e illuminante all’interno delle carceri tunisine e in fondo all’anima di queste donne maltrattate, abusate, sottomesse nell’Islam più fanatico e arretrato, nel quale la condizione femminile è rimasta come nel Medioevo.

L’autrice:
AMINA SBOUI, nota anche come Amina Tyler, è un’attivista tunisina di ventiquattro anni che, dopo aver vissuto qualche anno a Parigi in seguito alle violente polemiche generate dalla sua attività all’interno del gruppo Femen, ora è tornata nella patria d’origine, a Sidi Bou Said, un villaggio sulle rive del Mediterraneo, dove nella sua casa ospita una dozzina fra gay, transgender e lesbiche perseguitati per ragioni di orientamento sessuale. Femminista e blogger da quando aveva solo diciannove anni, figlia di un medico e di un’insegnante, era una liceale quando ha diffuso su Facebook una sua fotografia a seno nudo, accompagnata dalla scritta «Il mio corpo mi appartiene». Dopo lo scalpore generato da questa forma di protesta, la sua vita è cambiata radicalmente, e questo libro, nato dietro le sbarre del carcere tunisino dove è finita dopo il suo atto provocatorio e rivoluzionario, ne è una prova.

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