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mercoledì 13 novembre 2013

Recensione: La donna del piano di sopra

Titolo: La donna del piano di sopra
Autrice: Claire Messud
Editore: Bollati Boringhieri
Collana: Varianti
Pagine: 288
Prezzo: 17,50 euro
 
Descrizione:
2004, Cambridge, Massachusetts. Nora Eldridge, insegnante elementare sulla quarantina, è da tempo scesa a compromessi con il sogno di essere un’artista di successo, una madre e una donna amata. È piuttosto diventata la «donna del piano di sopra», una persona gentile ma insignificante, un’amica affidabile ma sempre spettatrice dei successi altrui. Finché nella sua vita arrivano i cosmopoliti Shahid: Reza, un nuovo alunno, un bambino di otto anni che sembra uscito da una fiaba, e i suoi genitori, Selene, artista italiana di grande fascino, e Skandar, professore libanese a Harvard per un anno di insegnamento. Quando Reza è vittima di un episodio di bullismo, Nora viene coinvolta sempre più intensamente nella vita degli Shahid, fino a ritrovarsi innamorata di ciascuno di loro, come se ognuno dei tre, separatamente, andasse a colmare l’abisso di desiderio appannato dalla vita quotidiana. Sarà la loro intelligenza, il loro talento, il loro successo, o la loro sessualità aperta ad affascinare Nora? Oppure la diversità «europea» che emana dalla loro vita libera, dalla loro casa elegante, dalla loro tavola esotica? I rapporti con i membri della famiglia diventano via via più intimi, personali, e la suspense aumenta man mano che i sentimenti si fanno più ambigui. Quando Selene e Skandar torneranno definitivamente in Europa senza più contattare la loro amica americana, Nora cercherà di capire le ragioni del loro allontanamento. Ma soltanto, anni dopo, durante un viaggio a Parigi, saprà cos’è veramente successo, che cosa si sia immaginata e chi fossero in realtà i due esotici europei.
Claire Messud possiede un talento sicuro nel creare suspense e ambiguità, nel tenere il lettore con il fiato sospeso da una pagina all’altra, avvolgendolo nella stessa rete leggera, impalpabile, in cui la coppia di intellettuali anticonformisti d’oltreoceano imprigiona l’ingenua Nora. Come nei romanzi di Henry James, l’americana «innocente» si fa sedurre dagli europei «diabolici»: il risultato è una storia ad alta tensione psicologica dal ben congegnato finale choc.

L'autrice: Claire Messud, nata nel Connecticut e cresciuta tra Stati Uniti, Australia e Canada, è autrice di I figli dell’imperatore (2007) selezionato come miglior libro dell’anno dal «New York Times», dal «Los Angeles Times» e dal «Washington Post». Il suo primo romanzo When the World Was Steady e la raccolta di racconti The Hunters sono stati finalisti al PEN/Faulkner Award; il suo secondo romanzo The Last Life è stato il miglior libro dell’anno per «Publishers Weekly» e per «The Village Voice». Claire Messud è stata premiata con lo Strauss Living Award dall’American Academy of Arts and Letters e ha ricevuto i Fellowships Guggenheim e Radcliffe. Vive a Boston con il marito, il critico letterario James Wood, e due figli.
 
La mia recensione:

Le donne del piano di sopra sono “quelle tranquille in fondo al corridoio del secondo piano, quelle che non sgarrano mai con la spazzatura, quelle che sorridono e salutano allegramente sulle scale e che, dietro le porte chiuse, non fanno mai rumore”.
Nora Eldridge è una donna del piano di sopra. Ha poco più di quarant’anni, un aspetto gradevole ma non appariscente, è una maestra elementare ligia al dovere, è single più per necessità che per scelta, giacché negli ultimi anni ha dedicato più tempo alla madre malata che a se stessa. Da sempre coltiva una grande passione per l’arte ma non ha mai osato esporsi. Le sue creazioni sono diorami, per la precisione stanze piccole quanto scatole da scarpe, della giusta misura perché possano passare inosservate, proprio come lei che dell’invisibilità sembra aver fatto uno stile di vita. In ogni stanza tuttavia, Nora inserisce sempre una figurina d’oro che rappresenta la gioia quasi a volersi regalare la speranza, seppure nascosta, di essere ancora in tempo per dare una svolta alla sua vita insignificante.
E la svolta sembra arrivare davvero quando un nuovo alunno giunge nella sua classe. Lui è Reza Shahid, figlio di due intellettuali cosmopoliti trasferitisi da poco in America per ragioni di lavoro.
In seguito a un episodio di bullismo che si consuma a scuola, Nora ha occasione di conoscere sua madre Selene, artista di origini italiane. Discorrendo le due donne scoprono di essere accomunate dalla stessa passione e tra loro scocca subito la scintilla di una grande intesa. Di lì a poco prendono insieme un locale in affitto in cui realizzare le rispettive creazioni artistiche in piena libertà.
È l’inizio di quella che si prospetta come una grande amicizia. Gradualmente Nora si inserisce nella vita degli Shahid divenendo parte integrante di un quadro che finisce per inglobare tutti i componenti della famiglia. Nora, infatti, raggiunge una perfetta intesa anche con Skandar, il marito di Selene, e stabilisce un profondo legame con Reza, di cui presto diventerà pure babysitter, a titolo gratuito.
Dall’esterno potrebbe non sembrare una grande svolta, ma per Nora non è così. Reza è il figlio che vorrebbe e non ha mai avuto, Skandar ha tutti i requisiti per essere il suo uomo ideale e Selene è la perfetta incarnazione di tutto ciò che lei vorrebbe essere e non è.
 In breve si innamora di ciascuno di loro e comincia a vivere di riflesso. Osservando i suoi amici ha come l’impressione di guardare in un film la vita che le piacerebbe vivere ma che il destino avaro non le ha concesso.
L’intera trama orchestrata da Claire Messud si regge sull’ambiguità dei sentimenti ma soprattutto sull’imprevedibilità della svolta a cui una situazione caratterizzata da un equilibrio, delicato se non proprio precario, può condurre.
Ambigui, almeno fino a un certo punto, sono i sentimenti di Nora la cui psicologia si rivela assai complessa. Se lineare e poco equivocabile, appare ciò che prova per Reza e Skandar, nebuloso è il suo sentimento per Selene, tanto che lei stessa non sa dargli un nome. Puro affetto o anche attrazione sessuale? Difficile stabilirlo, quel che è fuori di dubbio però è lo stato dipendenza in cui la donna scivola sempre di più, al punto che quando gli Shaihid decideranno di trasferirsi le crollerà il mondo addosso.
Pur trattandosi di un romanzo fortemente introspettivo e, per certi versi statico, La donna del piano di sopra riesce a provocare uno stato d’ansia e di grande attesa. La lettura scorre rapida perché, man mano che si va avanti, cresce in maniera esponenziale la curiosità di scoprire in che modo si evolveranno gli eventi. Da un certo punto in poi si comprende che qualcosa di drammatico e di essenziale sta per accadere, si presagisce un dramma imminente ma davvero non si riesce a indovinare in che modo possa concretizzarsi. In alcuni passi l’atmosfera si fa così tesa che la narrazione acquisisce quasi le sfumature di un thriller e, in un certo senso, è anche questo. Un finale davvero inimmaginabile si appresta a investirci come una doccia fredda sulla linea di arrivo. È allora che tutti i castelli crollano, la verità si mostra nuda a i nostri occhi e ci sorprende perché lì dove ci aspetteremmo di imbatterci nel punto di rottura di una mente che sta deviando verso la follia, ci ritroviamo a fare i conti con un’altra mente, calcolatrice, cinica, diabolica all’inverosimile.
Emblematico è il disequilibrio che caratterizza la relazione tra Nora e  Selene, visibile non solo nella diversità dei rispettivi stauts sociali e degli obiettivi raggiunti, ma anche nella  ripartizione degli spazi fisici e nella differenza che caratterizza le loro opere. Nora è compressa in  un angolino dello studio mentre  Selene occupa un’intera “elle”; l’una realizza miniature che riproducono scorci di vita di donne famose mentre l’altra è, lei stessa,  una donna famosa e realizza installazioni ingombranti come può esserlo un intero paese delle meraviglie.
L’una è la mediocrità che aspira alla perfezione dell’altra, ma può davvero ritenersi perfetto chi gioca con i sentimenti altrui?
La donna del piano di sopra, in definitiva è l’originalissima storia di una donna ombra che, paradossalmente, si carica di luce vincendo il confronto con una personalità all’apparenza destinata a soffocarla ma che finisce per essere schiacciata dalla sua pochezza.
Una intensissima storia di dolore che diviene rabbia, rabbia che “bolle dentro come il fuoco del sole” è che è tanto forte da trasformarsi in coraggio di vivere sul serio.




 
 









 

lunedì 30 settembre 2013

Anteprime Bollati Boringhieri: in libreria dal 10 ottobre 2013


In libreria dal 10 ottobre 2013

Titolo: La morte vi fa belle
Autrice: Francesca Serra
Editore: Bollati Boringhieri
Collana: Nuova cultura introduzioni
Pagine: 180
Prezzo: 14,00 euro

Dopo il successo di Le brave ragazze non leggono romanzi, il nuovo libro, dal ritmo velocissimo e dallo stile tagliente, di una saggista non convenzionale:
la lunga storia d’amore che unisce l’arte al corpo della donna morta.



Descrizione:
Francesca Serra continua a stupirci, perché ha il raro talento di far balzar fuori dalla modernità temi che giacevano seminascosti e di metterli a sfrigolare nel nostro presente. Prima si è occupata della costruzione ideologica della pornolettrice; adesso ci parla di un’altra figura chiave, la sposa cadavere, e del femminicidio simbolico e artistico che sta dietro a quelli reali di cui rigurgita oggi la cronaca nera.
Le donne si possono uccidere anche in modi incruenti, per far risuonare la propria fama. È accaduto negli ultimi due secoli e i responsabili erano raffinatissimi esteti: artisti, scrittori, dandy. Uomini al di sopra di ogni sospetto, in quanto dediti anima e corpo a un unico culto, quello della bellezza. Venerato come un oggetto sacro a partire dal Romanticismo, il corpo senza vita delle donne è stato vittima di un fatale eccesso di idealizzazione, ancor più pericoloso, forse, del disprezzo misogino. Invece che con la forza dei muscoli uccideva infatti con l’adorazione, disseminando l’Ottocento e il Novecento di incantevoli cadaveri femminili e assicurando così un lasciapassare per l’immortalità. Francesca Serra scopre subito i nomi degli «assassini» – tra i più illustri della storia dell’arte e della letteratura – ma ci tiene ugualmente col fiato sospeso davanti a questo sterminio di massa in nome dell’Estetica, del Bello e dell’Ideale.

L'autrice:
Francesca Serra, critica e studiosa di letteratura italiana del Settecento e del Novecento, è nata e vive a Firenze. Ha pubblicato vari saggi, tra cui Calvino e il pulviscolo di Palomar (1996), Casanova autobiografo (2001), Galleria Palazzeschi (2005) e Calvino (2006). Presso Bollati Boringhieri è uscito Le brave ragazze non leggono romanzi (2011, 2 ed.).

Titolo: La donna del piano di sopra
Autrice: Claire Messud
Editore: Bollati Boringhieri
Collana: Varianti
Pagine: 288
Prezzo: 17,50 euro


Dall’autrice di I figli dell’imperatore, 200.000 copie negli USA,
per molte settimane nella classifica dei best-seller del «New York Times».


Descrizione:
2004, Cambridge, Massachusetts. Nora Eldridge, insegnante elementare sulla quarantina, è da tempo scesa a compromessi con il sogno di essere un’artista di successo, una madre e una donna amata. È piuttosto diventata la «donna del piano di sopra», una persona gentile ma insignificante, un’amica affidabile ma sempre spettatrice dei successi altrui. Finché nella sua vita arrivano i cosmopoliti Shahid: Reza, un nuovo alunno, un bambino di otto anni che sembra uscito da una fiaba, e i suoi genitori, Selene, artista italiana di grande fascino, e Skandar, professore libanese a Harvard per un anno di insegnamento. Quando Reza è vittima di un episodio di bullismo, Nora viene coinvolta sempre più intensamente nella vita degli Shahid, fino a ritrovarsi innamorata di ciascuno di loro, come se ognuno dei tre, separatamente, andasse a colmare l’abisso di desiderio appannato dalla vita quotidiana. Sarà la loro intelligenza, il loro talento, il loro successo, o la loro sessualità aperta ad affascinare Nora? Oppure la diversità «europea» che emana dalla loro vita libera, dalla loro casa elegante, dalla loro tavola esotica? I rapporti con i membri della famiglia diventano via via più intimi, personali, e la suspense aumenta man mano che i sentimenti si fanno più ambigui. Quando Selene e Skandar torneranno definitivamente in Europa senza più contattare la loro amica americana, Nora cercherà di capire le ragioni del loro allontanamento. Ma soltanto, anni dopo, durante un viaggio a Parigi, saprà cos’è veramente successo, che cosa si sia immaginata e chi fossero in realtà i due esotici europei.
Claire Messud possiede un talento sicuro nel creare suspense e ambiguità, nel tenere il lettore con il fiato sospeso da una pagina all’altra, avvolgendolo nella stessa rete leggera, impalpabile, in cui la coppia di intellettuali anticonformisti d’oltreoceano imprigiona l’ingenua Nora. Come nei romanzi di Henry James, l’americana «innocente» si fa sedurre dagli europei «diabolici»: il risultato è una storia ad alta tensione psicologica dal ben congegnato finale choc.

L'autrice:
Claire Messud, nata nel Connecticut e cresciuta tra Stati Uniti, Australia e Canada, è autrice di I figli dell’imperatore (2007) selezionato come miglior libro dell’anno dal «New York Times», dal «Los Angeles Times» e dal «Washington Post». Il suo primo romanzo When the World Was Steady e la raccolta di racconti The Hunters sono stati finalisti al PEN/Faulkner Award; il suo secondo romanzo The Last Life è stato il miglior libro dell’anno per «Publishers Weekly» e per «The Village Voice». Claire Messud è stata premiata con lo Strauss Living Award dall’American Academy of Arts and Letters e ha ricevuto i Fellowships Guggenheim e Radcliffe. Vive a Boston con il marito, il critico letterario James Wood, e due figli.


Titolo: Mi ricordo
Autrice: Georges Perec
Editore: Bollati Boringhieri
Collana: Varianti
Pagine: 134
Prezzo: 15, 00 euro

Descrizione:
«Seduto alla scrivania, in un caffè, in un aeroporto o in treno, cerco di ritrovare un avvenimento che non ha importanza, che sia banale, desueto, ma che, nel momento in cui lo ritrovo, scatenerà qualcosa». Georges Perec descrive così il suo progetto di autobiografia: la memoria, sollecitata da un evento qualunque, pesca negli anfratti del suo serbatoio piccoli episodi, frammenti di vita caduti nell’oblio, e l’autore li trascrive, senza commento o altra forma di interpretazione. Riaffiorano alla mente il titolo di una canzone, una trovata pubblicitaria, un nome in passato assidua presenza nelle cronache; piccole cose un tempo frequentate ma poi superate, cose inessenziali, banali ma di forte potere evocativo, capaci di ricreare atmosfere perdute. Il risultato è un lungo elenco di frammenti, 480 microricordi per la precisione, a formare un tessuto connettivo nel quale si può riconoscere un’intera generazione, curiosa di sapere quali tracce il tempo condiviso ha lasciato nella memoria altrui. Il ritmo incantatorio illumina angoli bui e apre nuovi percorsi della memoria del lettore, che Perec invita a compilare la propria lista di microricordi. Tutti possiamo ripetere l’esperienza di questo lavoro. E allora via con i «mi ricordo»: mi ricordo Brigitte Bardot, mi ricordo il Monopoli, mi ricordo l’idrolitina...

L'autore:
Georges Perec (1936-1982), dopo studi di sociologia, si
dedicò a un’intensa attività letteraria, in particolare nell’ambito di quell’Ouvroir de littérature potentielle (oulipo) che ebbe tra i suoi Queneau e Calvino. Della sua opera, la cui originalità e importanza è ormai riconosciuta, Bollati Boringhieri ha pubblicato: Specie di spazi (1989), Teatro (1991), Sono nato (1992 e 2012), L’infra-ordinario (1994), Cantatrix sopranica L. (1996).