mercoledì 4 novembre 2015

Recensione: Effetti di chiaroscuro

Titolo: Effetti di chiaroscuro
Titolo originale: Shades of Gray
Autore: Brooke McKinley
Traduttore: Barbara Cinelli
Editore: Triskell
Lunghezza: 330 pagine
Collana: World / Rainbow
Genere: M/M
Formato: pdf, epub, mobi
Prezzo: 5,99

Descrizione:  
Miller Sutton, un agente dell’FBI che agisce sempre secondo le regole, inizia a scorgere delle sfumature inattese nel suo mondo bianco e nero.
Si ritrova faccia a faccia con i propri dubbi quando viene a contatto con Danny Butler, un trafficante di droga di medio livello che Miller spera di usare per prendere un pesce ben più grande: Roberto Hinestroza, un signore della droga che insegue da anni.
Danny non ha alcun interesse a testimoniare contro il suo capo, sia per un contorto senso di lealtà sia perché sa che fare il doppio gioco con Hinestroza equivale a una condanna a morte.
Però non ha molta scelta se non collaborare con l’FBI e, come previsto, Hinestroza non ci mette molto ad accorgersi del suo tradimento.
Miller rimane sorpreso di scoprire che Danny non è il farabutto dalla carriera criminale che si aspettava; allo stesso tempo, Danny si trova disperatamente attratto da Miller.
Hanno a malapena iniziato a esplorare l’attrazione che c’è tra loro quando un sicario di Hinestroza li rintraccia.
E così si danno alla fuga, per salvare le loro vite e l’amore che potrebbe sbocciare tra di loro.


La mia recensione:


Un mezzo per raggiungere il suo scopo. Quando l’agente speciale dell’FBI, Miller Sutton, si ritrova faccia a faccia con Danny Butler, rinchiuso in una cella di sicurezza, non ha dubbi in proposito. Il giovane trafficante di droga non è che uno strumento da sfruttare per incastrare Hinestroza, il boss a cui dà la caccia invano da anni. La ferita che sgocciola sul pavimento, la profondità del suo sguardo, il dolore che vi scorge sul fondo, persino l’età, praticamente pari alla sua… sono tutti inutili dettagli. Non è il momento di commuoversi né di provare empatia, quel che conta è convincere l’uomo a collaborare, in un modo o nell’altro.
Ed è esattamente ciò che Miller fa: mette Danny all’angolo in modo che diventare un informatore rimanga, per lui, l’unica opzione praticabile e, dopo averlo preso sotto la sua ala “protettiva”, si accinge a metterlo sotto torchio perché lo conduca nella tana del lupo.
Semplice e lineare, se la realtà non riservasse sorprese, se tutto fosse bianco o nero, senza “effetti di chiaroscuro”.
La verità è che, per quanto Miller si sforzi, considerare Danny solo una pedina non è così semplice. È un criminale, questo è fuor di dubbio, ma è pur sempre un essere umano e, quel che è peggio, è brillante, sensibile e incredibilmente sexy. La convivenza forzata in attesa che il caso si chiuda e il testimone venga assegnato a un programma di protezione, costringe Miller a trascorrere gran parte del suo tempo con Danny e ad approfondire la sua conoscenza. Comincia a scorgere l’essere umano sotto la corazza da delinquente, ad apprendere la sua storia e a condividere qualcosa di sé.
Rimanere confinati nei rispettivi ruoli diventa sempre più difficile, soprattutto quando Miller scopre che il suo informatore è gay e inizia a rendersi conto di provare per lui un’attrazione fortissima. A quel punto Danny, sebbene inconsapevolmente, si trasforma anche nel “mezzo” che gli consente di guardare dentro di sé e di fronteggiare la verità che tenta di nascondere da una vita al mondo e persino a se stesso. Miller, infatti, si è sempre professato etero, ha una ragazza e sta progettando di sposarsi, ma nel profondo sa di non volere questo perché la sua natura è diversa.
A partire da un plot avventuroso e, a tratti crudo, che ci trascina nel torbido mondo della criminalità organizzata e di un sistema giudiziario non sempre limpido, l’autrice ci offre una storia che si gioca tutta sulla dialettica fra luci e ombre e che si rivela quasi un invito a spingersi oltre le apparenze.
Nessuno dei personaggi è esattamente ciò che sembra, nessuno è totalmente buono o cattivo, retto o balordo.
Danny è un delinquente, ma nondimeno ha un cuore. La malavita non è stata proprio una sua libera scelta ma un microcosmo in cui è approdato fuggendo dall’inferno della sua famiglia, una realtà che lo accolto quando sentiva di non avere più un post nel mondo. Ha un terribile scheletro nell’armadio e convive con un senso di colpa quasi impossibile da metabolizzare, ma ciò non toglie che sia anche e un uomo leale e capace di amare, donando tutto se stesso.
Miller rappresenta la giustizia, è ufficialmente schierato dalla parte del bene, e di sicuro ha un cuore buono, tuttavia non esita a usare gli altri, a manipolarli per raggiungere i suoi scopi (è questo che fa con Danny, almeno all’inizio). Il fatto che non abbia il coraggio di ammettere la propria omosessualità lo induce, inoltre, a compiere scelte che causano la sofferenza altrui, per esempio quella della sua ragazza che non sospetta nulla ed è sinceramente innamorata.
Altrettanto complessa appare la figura stessa di Hinestroza che in teoria è l’incarnazione del male, ma al pari degli altri ha una personalità caratterizzata da mille sfumature. Intransigente, sanguinario e cinico nel so ruolo di boss, sa essere anche un padre e un marito adorabile nella vita privata e per lo stesso Danny rappresenta una sorta di figura paterna.
L’intero romanzo si propone dunque quasi come un invito a sospendere il giudizio e allargare gli orizzonti nel rapportarci agli altri e alla realtà che ci circonda, non dimenticando mai di ascoltare il cuore.
A prendere vita fra queste pagine è una storia fortemente drammatica, strappalacrime – come piacciono a me – ma tutt’altro che sdolcinata. Una storia che parla di errori, di perdizione ma anche di seconde possibilità,  in cui l’amore vince ma senza effetti speciali o improbabili epiloghi da fiaba, offrendosi più come una sorgente da cui attingere forza per affrontare le avversità che come la soluzione magica ai mali del mondo.




















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