Visualizzazione post con etichetta recensione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta recensione. Mostra tutti i post

martedì 23 ottobre 2018

Recensione: La ragazza con la pistola

Titolo: La ragazza con la pistola
Autore: Amy Stewart
Editore: Baldini+Castoldi
Pagine: 400
Prezzo: 18,50

Descrizione:
New Jersey. 1914. Constance Kopp non è esattamente la tipica donna del suo tempo. È più alta di quasi tutti gli uomini che incontra, non è attratta dal matrimonio né dalle faccende domestiche, e vive isolata dal mondo da quindici anni – da quando, cioè, un segreto inconfessabile aveva spinto lei e le sue sorelle a lasciare la città per rintanarsi in una fattoria in campagna. Un giorno, in un incidente stradale, Henry Kaufman, un uomo potente e senza scrupoli, proprietario di una fabbrica per la colorazione dei tessuti, distrugge il loro calesse, e la disputa sui danni presto si trasforma in una guerra dove volano mattoni, proiettili e minacce.
Quando lo sceriffo la convince a dargli una mano per obbligare Kaufman ad ammettere le sue responsabilità, si scopre che Constance ha un vero talento sia nel maneggiare le armi sia nel dare la caccia ai criminali, tanto che questa sua dote potrebbe aprirle una nuova strada nella vita: diventare la prima donna vicesceriffo della storia.
Grazie alla sua prosa effervescente Amy Stewart, partendo da un episodio storico dimenticato, ci fa scoprire un’indimenticabile eroina: una donna in anticipo non solo sul suo tempo, ma a volte anche sul nostro.

L’autrice:
Amy Stewart è nata in Texas. Attualmente vive a Portland con suo marito, Scott Brown, libraio antiquario. Sono proprietari di Eureka Books, una libreria talmente indipendente da essere in California mentre loro vivono in Oregon. Appassionata di giardinaggio ha una predilezione per le piante velenose: il suo giardino è stato incluso tra i diciotto più strani al mondo. La ragazza con la pistola è il primo libro di una trilogia con protagonista Constance Kopp e le sue sorelle e diventerà una serie Tv prodotta da Amazon.

La mia recensione:
Tre sorelle si stanno recando in città con il loro calesse, per una commissione, quando una macchina sopraggiunge a tutta velocità mandandole fuori strada. Fortunatamente se la cavano senza subire gravi danni, ma lo stesso non può dirsi per il loro mezzo di trasporto che viene completamente distrutto. Nulla di irrimediabile, in ogni caso: l’uomo alla guida dell’auto è Henry Kaufman, ricco proprietario di una tintoria, ed essendo colpevole dell’incidente di sicuro non avrà problemi a risarcire i danni. Almeno questo è ciò che le ragazze pensano, non immaginando di avere a che fare con un uomo arrogante, scorretto e altamente pericoloso. Non solo Kaufman nega le sue responsabilità, ma quando Constance Kopp, la maggiore delle sorelle, gli invia una lettera per sollecitare il pagamento, lui replica con un messaggio intimidatorio.
Siamo nel New Jersey, nel 1914, ma alcune dinamiche rimangono invariate nel tempo: i potenti hanno il coltello dalla parte del manico e se sono loro a macchiarsi di qualche reato ottenere giustizia non è affatto semplice. Quando le sorelle Kopp, contrariate e spaventate dall’accaduto, si rivolgono allo sceriffo per risolvere la faccenda, scoprono che non è per niente semplice: occorrono prove su prove e, soprattutto, mettere dietro le sbarre una persona facoltosa e temuta – si sospetta che  Kaufman sia invischiato nella Mano Nera, una sorta di cosca mafiosa dell’epoca – è quasi un’impresa impossibile. Gli uomini come lui, di solito, possono agire impunemente perché nessuno ha interesse ad averli come nemici.
Constance, tuttavia, è un osso duro e non si lascia intimorire facilmente. Al suo aspetto imponente – è alta più della maggiorparte degli uomini che la circondano – corrisponde un temperamento forte e mascolino. Cresciuta senza un padre e rimasta di recente anche orfana di madre, è abituata a prendersi cura delle sorelle, con le quali vive in campagna, quasi isolata dal mondo. Subire in silenzio non le si addice, perciò lungi dal farla desistere dai suoi propositi, le minacce di Kaufman la istigano a non mollare e far di tutto per ottenere ciò che le spetta.  
Ha inizio così un vero e proprio braccio di ferro che rappresenterà il fulcro del romanzo e, nello stesso tempo, fornirà l’input per una svolta imprevista.
La giovane donna comincia a indagare per proprio conto, allo scopo di fornire allo sceriffo le prove di cui necessita. Più lei investiga più le lettere minatorie e le azioni si moltiplicano. La situazione poi si complica quando, indagando, si imbatte in Lucy Blake, una ragazza impiegata nella fabbrica di Kaufman che le rivela un orribile segreto. A quel punto Constance comprende di non essere la sola vittima di quel prepotente e ciò le fornisce una motivazione in più per portare avanti la sua battaglia.
Ispirato a una storia vera, sebbene romanzata, La ragazza con la pistola ricostruisce un fatto giudiziario che, ai tempi ha fatto scalpore, raccontandoci nel contempo la nascita della prima donna vicesceriffo della storia.
Le indagini di Constance, scaturite da esigenze personali, le forniranno infatti l’occasione per testare le sue doti investigative, aiutandola in maniera del tutto inaspettata a scoprire la sua vera aspirazione e a capire quale strada professionale intraprendere nella vita.
Sebbene lei sia il personaggio chiave, le sorelle Norma e Fleurette svolgono un ruolo determinante nella storia, non mancando di supportare e motivare la sorella nel suo percorso. Molto diverse fra loro – Norma è quasi un maschiaccio, indossa gonne pantalone, cavalca e alleva piccioni, mentre Fleurette è vezzosa, a tratti capricciosa, e ha una grande passione per la moda –  insieme alla più grande, le sorelle Kopp formano un trio ben assortito, ricordando a momenti le sorelle March di Piccole donne.
Avventuroso e frizzante, grazie anche allo stile ironico e alle personalità dirompenti delle protagoniste femminili, il romanzo riesce subito a catturare l’attenzione e a coinvolgere, stupendoci per la sua modernità. Se la trama dall’impronta poliziesca stuzzica la nostra curiosità, il vissuto delle tre donne ricostruisce un interessante ritratto della condizione femminile ai primi del Novecento, non mancando di rivelare aspetti e toccare tematiche che rimangono di grande attualità.



venerdì 19 ottobre 2018

Recensione: La casa degli specchi

Titolo: La casa degli specchi
Autore: Rosalie Hawks
Editore: Triskell
Collana: Reserve
Prezzo: 5,99

Descrizione:
Anno 2212. La Terra è diventata cupa e poco ospitale, le città crescono e si evolvono in verticale in grattacieli maestosi. Gli abitanti appartengono alle città, non il contrario. Non tutti, però, concordano su quest’ultimo punto.
Tra loro, un criminale crudele, un agente integro, una talpa inarrestabile e un investigatore determinato. Questi però sono solo dei ruoli. Dentro una casa degli specchi, quale profilo corrisponde esattamente alla persona a cui è stato assegnato?
In un mondo in cui si è Raccolti, Ignorati o Scartati e solo i più sani, forti e intelligenti possono vivere, giunge la vendetta di chi per colpa del Sistema ha perso tutto.
Chi e quanti sono i vendicatori?

La mia recensione:
Una società  spietata, che non ammette vie di mezzo, in cui l’opzione è essere raccolti o scartati. Un governo autoritario che scippa letteralmente le vite dei suoi sudditi alle famiglie, trasformando ipotetici esseri liberi in soldatini al suo servizio.
Lo scenario distopico in cui Rosalie Hawks ci proietta, richiama con forza quello di molteplici altre opere ascrivibili allo stesso genere. Non ci sorprende con interpretazioni originali, ma sin dalle prime battute ci trasmette un senso di claustrofobia e impotenza. Nel futuro immaginario di cui ci narra, all’età di otto anni, tutti i bambini vengono sottoposti  a una selezione che può fare la differenza fra la vita e la morte. I deboli, i difettosi, i ragazzini privi di qualità che possano essere sfruttate per il progresso della comunità vengono scartati, il che significa essere eliminati in senso letterale. Quelli che, invece, mostrano doti interessanti vengono raccolti, ovvero presi sotto la tutela delle autorità e addestrati per svolgere precisi compiti.
In questo contesto si collocano i crimini compiuti da un personaggio molto pericoloso, identificato come Corvo, giacché quando lancia proclami via web utilizza l’immagine di questo volatile come avatar, ma di cui nessuno conosce la vera identità. Sequestro e traffico di minori sono fra le principali accuse che gli vengono mosse. Per incastrarlo il governo ha organizzato una squadra speciale anti Corvo che riunisce i migliori agenti di cui dispone… e qui iniziano le vere note dolenti, almeno dal mio punto di vista, perché, escludendo un elemento, che è anche il padre biologico di uno dei sottoposti (Charles), gli agenti in questione sono teenager, la cui età media non supera i diciannove anni. Sebastian, Robin e Bernadette sono i soggetti accuratamente selezionati per svolgere un compito cruciale ai fini di salvare vite e garantire l’ordine costituito, e sono tutti ragazzini. Ciò li rende poco credibili nel loro ruolo ed è uno dei motivi per cui il romanzo stesso non è riuscito a convincermi fino in fondo. Purtroppo non è questa l’unica nota stonata, poiché quando, già dopo poche pagine, l’identità del Corvo viene svelata, in termini di età e conseguente credibilità, le cose non migliorano. Per evitare spoiler non scenderò nei dettagli, anche se il fulcro dell’opera non è rappresentato dal mistero che aleggia intorno al vero volto del criminale e la trama non si focalizza tanto sulla sua caccia quanto su ciò che accade nel momento in cui preda e cacciatori si incontrano. La vera storia inizia proprio quando la Squadra Speciale individua il Corvo e scopre cosa si cela davvero dietro le sue azioni: è qui che si annida il vero colpo di scena, e anche il punto di forza del libro. Laddove i personaggi risultano poco convincenti, persuasivo e denso di significato è quanto emerge dalle indagini. Anche al riguardo, per ovvie ragioni, non posso rivelare molto, mi limiterò ad anticiparvi che dietro quelle che appaiono come azioni criminali, legate a loschi traffici, si cela un coraggioso progetto di rivolta.
Scardinare un sistema che schiaccia l’uomo e lo rende schiavo: questo è il disegno che pian piano prende forma fra le pagine, delineando un bellissimo inno alla libertà. Anche da questo punto di vista non ci imbattiamo in nulla che possa suonare innovativo agli appassionati del genere, trattandosi di un tema ricorrente un po’ in tutte le distopie, partendo da un classico come 1984 per arrivare a successi più recenti come Hunger Games o Divergent (solo per citarne alcuni), ma rimane un argomento affascinante e su cui sicuramente non fa male insistere.
Interessanti sono le dinamiche fra i protagonisti e il peso che l’autrice attribuisce ai sentimenti – all’amore quanto all’amicizia – nell’economia della trama. Fra le altre cose, nella società futura immaginata, l’amore omosessuale è bandito, ma lo vedremo esplodere con prepotenza, in più di un caso.
Lo stile è fluido, lineare, anche se il fatto che tutto venga spiegato e la stessa società futura descritta attraverso una serie d’informazioni che all’occorrenza ci vengono fornite in blocco, anziché scaturire da azioni o dialoghi, rallenta spesso il ritmo, appiattendo la narrazione.
Una lettura piacevole nel complesso, ma mi aspettavo qualcosa di più.



venerdì 14 settembre 2018

Recensione: Little girls

Buongiorno cari follower,
come potete evincere dal banner, a partire da oggi e per tutta la settimana, avrete la possibilità di leggere diverse recensioni in giro per i blog, tutte dedicate a Little girls, secondo titolo della collana Redrum di Triskell. Questa volta si tratta di un horror, imperdibile per chi ama le storie da brivido.

Titolo originale: Little Girls
Titolo italiano: Little Girls – edizione italiana
Autore: Ronald Malfi
Traduttrice: Raffaella Arnaldi
Editore: Triskell
Collana: Redrum
Genere: horror, ghost story
Prezzo Ebook: € 6,99 € 4,99 prezzo lancio
Prezzo cartaceo: € 13,00 € 10,00 prezzo lancio

Descrizione:
Dopo tanti anni vissuti altrove, Laurie ritorna nella casa in cui è stata cresciuta da un padre freddo e distante che di recente, in un atto finale di disperazione, ha esorcizzato i propri demoni. Ma non esiste pulizia energica che possa cancellare quel passato travagliato. Laurie lo sente annidarsi nelle modanature delle pareti, lo vede fissarla da una cornice vuota, ne ode la risata nella serra coperta di muffa in mezzo al bosco intorno a casa…
Dapprima Laurie pensa che sia tutto frutto della sua immaginazione. Ma quando incontra la nuova compagna di giochi della figlia, viene colpita dalla straordinaria
somiglianza con un’altra bambina, che una volta viveva nella casa accanto. E che è morta.
A ogni giorno che passa, l’inquietudine di Laurie si fa più intensa, e i suoi pensieri più
allarmanti. Sta lentamente perdendo il senno come suo padre? Oppure qualcosa di
ineffabile sta succedendo veramente?

La mia recensione:
Un lutto improvviso strappa Laurie alla sua quotidianità per riportarla ai luoghi della sua infanzia, nel Maryland. Da parecchi anni manca dalla casa paterna, era ancora bambina, infatti, quando i suoi genitori hanno divorziato e lei si è trasferita con la mamma in Connecticut. Ora che il padre è morto suicida lasciando lei come unica erede di una enorme villa, suo malgrado, le tocca tornare per occuparsi della vendita dell’immobile.
Il marito, Ted, accoglie la notizia come una manna dal cielo: il suo lavoro di commediografo non rende abbastanza da garantirgli la tranquillità economica e l’inattesa eredità può risolvere tutti i suoi problemi. La figlia Susan, di dieci anni, è contrariata perché nel cuore dell’estate è costretta a lasciare le sua amichette per recarsi in un luogo sperduto, ma il suo disappunto non dura a lungo giacché, giunta a destinazione, non tarda a trovare nella piccola Abigail, la figlia dei vicini, una nuova compagna di giochi.
Tutt’altra storia è per Laurie che del periodo trascorso in quella vecchia casa non conserva buoni ricordi. Varcarne la soglia, per lei, è come riavvolgere il nastro del tempo e risvegliare i fantasmi del passato.
Se state pensando a traumi legati al rapporto con un padre violento o alle liti familiari che di solito precedono i divorzi, siete fuori strada, perché il suo incubo ha il visetto innocuo di una bimba e si chiama Sadie. Era la sua vicina di casa all’epoca, l’amica con cui ha condiviso giochi e segreti fino a che non è morta precipitando dal tetto di una serra.
È nel rapporto con lei che si cela qualcosa di orribile, qualcosa che Laurie non ha mai confidato a nessuno e che ancora la perseguita. La casa della sua infanzia fa rivivere proprio quel ricordo, ma non è tutto. Abigail, la nuova amichetta di Susan, somiglia in modo inquietante a Sadie e fa cose strane che causano alla donna un orribile senso di déjà-vu.
Sono questi gli elementi che Ronald Malfi posiziona in uno scenario dalle atmosfere gotiche per dar vita a una ghost story dalle forti implicazioni psicologiche.
L’ambientazione svolge un ruolo fondamentale al fine di proiettarci in un microcosmo ad altissima tensione. Gli spazi enormi, gli oggetti in essa custoditi, la sensazione che le pareti respirino e guardino i presenti sono lì a creare un profondo senso di disagio e a suggerci l’idea di un pericolo strisciante, forse tangibile forse no.
In questo contenitore di per sé poco rassicurante serpeggiano svariati sospetti che si intrecciano componendo una trama ricca di suspense: il padre di Laurie si è davvero tolto la vita o qualcuno lo ha ucciso? In tal caso, chi e perché? Abigail è sul serio chi dice di essere e la sua somiglianza con Sadie è casuale, oppure è una sorta di rincarnazione maligna della bambina morta tanti anni prima? Laurie è vittima di allucinazioni o davvero la villa in cui si trova ha un potere malefico sulle persone?
Interrogativi simili prendono forma man mano che si procede nella lettura, e a volte sembrano ottenere una risposta che puntualmente viene smentita da un nuovo accadimento o da un dettaglio che rimette tutto in discussione. Sospesi su questa altalena virtuale, in bilico fra realtà e delirio, ci ritroviamo immersi in un incubo di quelli che spaventano e disorientano proprio perché non consentono di mantenere nitido il confine fra ciò che è reale e ciò che è prodotto dall’immaginazione.
Sadie, di sicuro, è il personaggio più riuscito, disturbante e terrorizzante proprio perché si offre in una veste  innocua, pur rivelando sin da subito dei particolari che stridono con un ritratto di perfetta innocenza. Sebbene alcuni snodi siano prevedibili, la storia non manca di rivelarci svolte inattese mantenendo alto il livello di attenzione fino alla fine.

martedì 4 settembre 2018

Recensione: Avrei voluto essere lì

Titolo: Avrei voluto essere lì
Autore: Francesco Mastinu
Editore: goWare
Pagine: 278
Prezzo ebook: 6,99
Prezzo cartaceo: 13,99

Descrizione:

«Avrei voluto essere lì
in quei momenti bui del passato nostro.
Per dirti tutte le parole che avrei voluto sentirmi dire.»

Questa è una storia come tante, una storia come poche. La biografia di tanti ragazzi gay felici dopo aver percorso il loro sentiero della dignità, ma potrebbe essere la storia di tanti ragazzi con un finale più tragico. Certe parole e certi gesti si imprimono come un marchio sulla carne e ne rimane vittima anche Edoardo. Già a dieci anni deve affrontare il compagno Christian che lo aggredisce all’uscita di scuola: frocio, gli dice. Per Edoardo è un universo che si svela.
Avrei voluto essere lì è una guerra tra ciò che sei e ciò che gli altri vogliono che tu sia, e l’ultima battaglia avverrà nella camera ardente della pubertà, dove Edoardo farà i conti con tutte le discriminazioni subite.
Questo romanzo accarezza la privazione degli affetti, cerca redenzione per la colpa di essere nato così, frocio, per arrivare a comprendere finalmente che ci vuole coraggio per crescere in un mondo di omofobi.

La recensione di Miriam:

“Essere gay significa soltanto riconoscere che c’è qualcosa di differente dentro di te. Diventarlo equivale a fare un balzo nel vuoto, capire che non c’è proprio nulla di male.”

A parole sembra facile, un processo quasi lineare in cui saltare nel vuoto significa semplicemente trovare il coraggio di volare senza correre davvero il rischio di cadere. In realtà non sempre le cose vanno così, spesso la diversità spinge sull’orlo di un abisso in cui si rischia sul serio di precipitare. È un baratro fatto di solitudine, incomprensione, sensi di colpa. Edo vi si affaccia sin da ragazzino, ogni volta che Christian  e i suoi compagni lo braccano all’uscita da scuola per picchiarlo e inondarlo con una pioggia di sputi; ogni volta che suo padre gli rivolge un’occhiata di disprezzo per essersi fatto picchiare senza reagire, giacché solo i caghini si comportano in questo modo; ogni volta che si ritrova solo nel bagno con un lametta in mano e cattivi pensieri a ronzargli per la testa.
Il suo peccato consiste appunto nell’essere diverso da come gli altri si aspettano, troppo delicato, poco mascolino nelle movenze, non abbastanza interessato alle compagne. Mentre i coetanei non sembrano avere dubbi sulla sua natura e si affrettano a etichettarlo, Edoardo è confuso e spaventato. Percepisce di essere attratto da persone del suo stesso sesso e nello stesso tempo tenta di negarlo a se stesso.
Avrei voluto essere lì è un lungo, vibrante, monologo, che ricostruisce una storia di bullismo e omofobia, e soprattutto di solitudine. Attraverso una serie di ricordi cha partono dall’infanzia, il protagonista ripercorre il cammino che gradualmente lo ha condotto alla scoperta della propria omosessualità e alla sua accettazione; un percorso doloroso proprio perché minato dall’odio e dall’intolleranza.
Nessuno dovrebbe mai chiedere scusa per essere se stesso, nessuno dovrebbe tentare di diventare altro da sé per sentirsi amato, eppure l’esperienza di Edo racconta l’esatto contrario. La sua è una vita scandita dal senso di inadeguatezza e dall’eterno conflitto, non solo con gli altri ma anche con se stesso, poiché una delle conseguenze del non essere accettati è proprio il radicarsi dentro di sé della convinzione di essere sbagliati e dunque meritevoli di disprezzo.
Con uno stile poetico, caratterizzato da una delicatezza che stride con la durezza dei contenuti, e proprio per questo li fa risaltare con maggior vividezza, Francesco Mastinu ci narra la discesa nell’abisso dell’emarginazione ma anche la risalita, resa possibile dall’amore. Sarà l’incontro con Renato a segnare la svolta, ad aiutare Edo ad accettarsi e poi affermarsi per quello che è, fino a riconciliarsi con se stesso.
Pur trattandosi della vicenda di un singolo, la sua è una storia che ha un certo carattere di universalità, in cui facilmente potrà rispecchiarsi chi è stato bullizzato o emarginato, non necessariamente a causa della propria omosessualità. In un certo senso Edoardo, dando voce ai propri ricordi e alla propria sofferenza, riesce a dare voce a chi è solo e diverso in senso lato, e penso che questo sia uno dei maggiori punti di forza di questo romanzo straordinario. Leggerlo è quasi come compiere un percorso terapeutico – che personalmente consiglierei non solo alle vittime di bullismo e omofobia, ma anche ai carnefici – giacché ci fa comprendere cosa significa sentirsi diversi e quanto dolore ingiustificato può causare la discriminazione, e ci regala anche la speranza mostrandoci come sia possibile rinascere, nonostante tutto.
Avrei voluto essere lì è, infatti, il desiderio intimo, ora gridato a gran voce, che il protagonista rivolge a se stesso bambino, dopo aver toccato il fondo e aver compreso che si può risalire, ma anche il bellissimo messaggio di amore e solidarietà che l’autore sembra voler affidare a chi in Edo si riconosce.
 


lunedì 3 settembre 2018

Blogtour: Testa a Testa - estratto+ recensione


Buongiorno cari follower,
cominciamo la giornata con un Blogtour dedicato a Testa a Testa di Linda Ladd, il bellissimo romanzo che inaugura "Redrum", la nuova collana  thriller/horror di Triskell.
In questa tappa potrete leggere un estratto e la mia recensione.

Titolo: Testa a testa
Titolo originale: Head to Head
Serie: Claire Morgan #1
Autrice: Linda Ladd
Traduttrice: Barbara Cinelli
Genere: Thriller
Lunghezza: 320 pagine (approssimativo)
Prezzo: € 6,99 – PREZZO LANCIO € 4,99
Prezzo cartaceo: € 13,00 – PREZZO LANCIO € 10,00

Descrizione:
Dopo essersi trasferita da Los Angeles al Lago degli Ozarks, in Missouri, la detective Claire Morgan si è finalmente adeguata ai ritmi lenti della vita rurale. Questo fino a quando
l’orribile omicidio di una celebrità in un resort ultra-esclusivo distrugge l’armonia di una tranquilla mattina d’estate.
Una delle clienti di più alto profilo del dottor Nicholas Black, una bella e giovane attrice di soap opera, viene trovata morta, attaccata con del nastro adesivo a una sedia davanti a un tavolo perfettamente preparato… sommerso nelle profondità del lago.
A Los Angeles, Claire indagava su gente ricca e famosa – e letale – ma non si sarebbe mai aspettata che certi eventi la seguissero anche in quella piccola città sonnolenta. Così come non avrebbe mai immaginato di oltrepassare il limite con il suo principale sospettato.
Sempre più coinvolta nel caso, Claire si ritrova attratta dal carismatico dottore. Per catturare il killer, però, dovrà avventurarsi nei recessi più oscuri della mente umana. Ma
Black è lì per aiutarla o per attirarla sempre di più nella morsa di un pazzo?

Estratto:

Quella notte, una catastrofe inimmaginabile avvenne diciotto minuti prima delle otto. Il bambino fece cadere la forchetta, che tintinnò contro il pavimento in legno massello, sparpagliando chicchi di riso sullo sbiadito tappeto orientale rosso e marrone.
Tutti si paralizzarono. La madre e il figlio guardarono l’imbalsamatore, videro l’alone rossastro risalire lungo il suo collo e scurirgli il viso. Lui posò la forchetta, a esattamente un pollice di distanza dal piatto. Guardò il bambino, che emise un basso gemito gutturale, gli occhi sgranati per il terrore.
La madre sussurrò: «Per favore, no.»
Lo sguardo dell’imbalsamatore guizzò su di lei e poi l’uomo si mosse così rapidamente che la moglie non riuscì a vedere il pugno diretto al suo naso. Il colpo risuonò con un nauseante schiocco di cartilagine che si rompeva, e il sangue schizzò sulla tovaglia di lino bianco, raccogliendosi in una pozza nel piatto di riso del bambino. La forze con cui la madre era stata percossa fu tale da far reclinare la sedia all’indietro, spedendola a terra. La donna rotolò di lato, priva di sensi e sanguinante.
L’imbalsamatore afferrò il bambino e lo scosse tenendolo per le minuscole spalle finché non lo vide annaspare in cerca d’aria. Dopodiché lo trascinò fino a sua madre e gli spinse il viso verso il basso, vicino alla testa della moglie. Le passò la mano sul naso e sulla bocca fino a quando non fu viscida e rossa, poi la sollevò e strofinò il sangue sulla faccia del bambino.
Infine, sussurrò duramente: «Hai visto cos’hai fatto? Adesso hai il sangue di tua madre addosso e lo terrai finché non avrai imparato la lezione. Lei non ha mai disobbedito prima che tu nascessi. È tutta colpa tua. Eravamo felici prima del tuo arrivo. Sei un brutto moccioso stupido, e non azzardarti a piangere. Se vedo una sola lacrima, rimetterò tua madre sulla sedia e la colpirò di nuovo in faccia. E lo farò ancora e ancora finché non obbedirai. Mi hai capito?»
L’imbalsamatore sbatté il bambino sulla sedia, e il piccolo mangiò il riso intinto del sangue della madre, mentre quello che aveva sul viso si seccava fino a diventare una crosta marrone. Non osò più guardare la donna stesa a terra.
Il bambino aveva cinque anni.

La mia recensione:
Sylivie Border, una giovane attrice di soap opera, viene ritrovata morta: il suo corpo legato a una sedia, di fronte a una tavola imbandita sul fondo di un lago, nei pressi di un lussuoso resort in Missouri.
Chi mai può avere avuto interesse a ucciderla, allestendo una scena così macabra?
Per Claire Morgan, intraprendente detective trasferitasi da poco da Los Angeles, è il primo caso di omicidio, una vera rarità in una zona rurale come quella. I suoi sospetti ricadono subito su Nicholas Black, il famoso psicoterapeuta proprietario del resort, che aveva in cura proprio la vittima. Qualcuno sostiene che ci fosse del tenero fra i due e che il fidanzato ufficiale di Sylvie ne fosse molto geloso. La pista più probabile, dunque, sembra essere quella del delitto passionale.
Tuttavia, ben presto, il caso si rivela più complesso di così. L’autopsia rivela, infatti un dato sconcertante: il corpo e la testa del cadavere non appartengono alla stessa donna. Questo significa che le vittime sono almeno due e che molto probabilmente dietro il raccapricciante banchetto si cela un serial killer.
Simili premesse, di per sé, sono già sufficienti a  suscitare grande curiosità, preparandoci a un’indagine intrigante e creando la giusta atmosfera per un thriller mozzafiato. In realtà, Testa a testa supera qualsiasi aspettativa offrendoci molto di più che un complicato caso poliziesco da risolvere e riservandoci parecchie sorprese.
I capitoli dedicati alle indagini si susseguono a ritmo serrato, ma fra l’uno e l’altro si inseriscono alcune pagine che ci narrano una sorta di storia parallela, dai toni marcatamente dark. Un’inquietante figura paterna, un laboratorio isolato in cui si imbalsamano cadaveri, una donna e un bambino condannati a  una vita di reclusione, regole ferree e orribili punizioni gradualmente si stagliano in quello che sembra un perfetto scenario horror. All’apparenza si tratta di una storia a sé stante, imbastita di dolore e follia, ma andando avanti si intreccia agli omicidi su cui Claire indaga, rivelandosi la chiave per la soluzione stessa del mistero.
In qualche modo l’identità del serial killer ci viene servita su un piatto d’argento sin da subito, è lì sotto i nostri occhi sin dall’inizio eppure, venire a capo del giallo non è per nulla facile e la sua soluzione e tutt’altro che scontata giacché in questo romanzo nulla è come sembra. L’autrice è abilissima non solo nel tenerci sulla corda, ma nel depistarci, nel lasciarci credere di aver capito tutto quando siamo lontanissimi dalla verità. Bisogna giungere davvero alle battute finali per avere chiaro il quadro della situazione, e quando accade si rimane completamente disorientati.
La capacità di sorprendere è sicuramente uno dei grandi pregi di questo romanzo ma non il solo. Ad esso si aggiungono una prosa accattivante, soprattutto nei capitoli che ricostruiscono la storia del figlio dell’imbalsamatore, una trama ben congegnata e l’approfondimento psicologico dei personaggi – dell’assassino quanto dell’investigatrice, che mai come in questo caso risultano essere figure strettamente interconnesse.
Se il serial killer è palesemente una persona disturbata, la detective Claire Morgan è una donna dalla personalità complessa e il passato oscuro. Mentre la vedremo indagare, avremo occasione di scoprire a piccole dosi il dramma che si nasconde anche nel suo passato e che si inserirà come un mistero nel mistero.
Se amate i thriller a tinte forti e i viaggi alla scoperta del lato più buio dell’animo umano, di sicuro, Linda Ladd vi conquisterà.



sabato 11 agosto 2018

Recensione in anteprima: Un cielo pieno di misteri

Titolo: Un cielo pieno di misteri
Autore: Rick R. Reed
Traduttore: Victor MIllais
Editore: Dreamspinner
Pagine: 222
Prezzo: 6,99
Data di pubblicazione: 14 agosto 2018
Disponibile qui

Descrizione:
Cosa accadrebbe se il tuo primo amore scomparisse e fosse dichiarato morto, ma tornasse vent’anni più tardi?
Questo il dilemma che Cole Weston è costretto ad affrontare. Ormai felicemente sposato con Tommy D’Amico, si ritrova catapultato in un presente surreale quando il suo primo amore, Rory Schneidmiller, ricompare inaspettatamente. 
Dov’è stato Rory fino a quel momento? Ha viaggiato nel tempo? Cosa gli è successo vent’anni prima, quando una strana massa è comparsa nel cielo notturno e lo ha condotto nello spazio? Rory non ricorda niente di quel periodo. Per lui è come se fossero trascorsi solo pochi giorni.
Rory ama ancora Cole con la tipica passione del primo amore. E Cole non ha mai dimenticato Rory, ma Tommy è sempre stato la sua roccia, sempre al suo fianco da quando Rory è scomparso.
Cole è costretto a scegliere tra un idealizzato e passionale primo amore e il conforto di un lungo matrimonio. Come farà a decidere? Chi mai si trova ad affrontare un dilemma del genere? La risposta potrebbe nascondersi tra le stelle…

La mia recensione:
Rory e Cole sono poco più che ventenni, hanno l’intera vita davanti, sono follemente innamorati e hanno appena coronato il sogno di andare a vivere insieme. La loro felicità è immensa e sembra incrollabile, almeno fino a che non accade qualcosa di imprevisto, che rovina tutto. Una sera come tante, Rory esce per fare due passi e non fa più ritorno a casa.
Comincia un’estenuante attesa, riempita da migliaia di punti interrogativi e dalle ipotesi più disparate,  seguono le ricerche, puntigliose, disperate, ma il ragazzo sembra svanito senza lasciare traccia.
Potrebbe essere l’incipit di un thriller o di un romanzo di fantascienza, giacché l’unica cosa che apprendiamo sul momento della sparizione è che Rory vede una strana luce nel cielo e poi si sente risucchiare verso l’alto, proprio così come accade a chi riferisce episodi di abduction. In realtà, a dispetto dell’etichetta stessa con cui ci viene presentato, Un cielo pieno di misteri non può essere ascritto a nessuno dei due generi. Andando avanti, la seconda ipotesi parrà confermata e il romanzo conserverà alcuni elementi dal sapore fantascientifico, ma quella che l’autore ci racconta è essenzialmente una storia d’amore, intensa e senza dubbio sopra le righe.
Il libro si divide in due parti: nella prima assistiamo alla scomparsa di Rory e al difficile percorso che Cole è costretto a compiere per elaborare la perdita e trovare la forza di andare avanti. In questa fase si inserisce la figura di Tommy, che lo sosterrà, lo aiuterà a gestire il dolore e gradualmente diventerà un punto fermo nella sua vita, non un sostituto di Rory, perché Cole non lo dimenticherà mai davvero, ma comunque l’uomo che prenderà il posto al suo fianco.
Nella seconda parte, compiamo un salto in avanti di vent’anni e assistiamo, invece, all’improvvisa ricomparsa di Rory. Dovrebbe essere il momento della verità, quello in cui il mistero si risolve, ma non accade, perché il ragazzo non ricorda nulla di quello che gli è accaduto. Non sa dov’è stato né con chi, e non è nemmeno consapevole di essere stato via per due decenni; gli sembra trascorso solo un giorno, o poco più, da quanto si è assentato e il dato sconcertante è che il suo fisico pare avallare questa ipotesi. Rory è ancora un ventenne, mentre il suo amato, i suoi familiari, i conoscenti sono invecchiati. Lui è rimasto lo stesso mentre il mondo che lo circonda è cambiato. L’attenzione si focalizza proprio sugli stati d’animo e sul modo in cui i protagonisti reagiscono a questa situazione anomala. Sulla gioia di ritrovarsi che, nel caso specifico, coincide con la consapevolezza di essersi persi irrimediabilmente perché un gap di così tanti anni è impossibile da colmare, perché Cole è andato avanti e tutto quello che ha vissuto dal giorno della scomparsa del compagno in poi non si può cancellare con un colpo di spugna.
La componente fantascientifica non viene sviscerata, rimane solo un’ipotesi sullo sfondo, un pretesto per raccontare l’amore e analizzare alcuni aspetti delle relazioni umane. L’amore può davvero dirsi eterno? Può sopravvivere al tempo che passa e ai cambiamenti? Nell’ipotesi assurda che una persona amata, persa, potesse tornare indietro dopo molto tempo sarebbe davvero possibile ricucire il rapporto?
Sono principalmente queste, e altre simili, le domande suscitate dalla lettura, o perlomeno quelle su cui Reed concentra l’attenzione e alle quali tenta di fornire una risposta, eludendo quelle che riguardano il presunto rapimento alieno e che di fatto rimangono in sospeso.
Essendo una grande appassionata di sci-fi, non nego che l’approfondimento di certi aspetti mi sia mancato. La mia curiosità di scoprire qualcosa a proposito dell’esperienza di abduction vissuta da Rory era tanta e purtroppo è rimasta totalmente insoddisfatta. Nonostante ciò ho apprezzato tantissimo il romanzo per la sua originalità e per l’interessante prospettiva a partire dalla quale l’autore ci racconta l’amore, finendo per confezionare un romance davvero diverso dal solito e, per molti versi, più profondo. Sebbene venga analizzato a fondo solo il personaggio di Cole, mentre Rory viene caratterizzato in maniera più superficiale e sfuggente, l’autore ci offre parecchi spunti di riflessione, non solo sui sentimenti ma anche sul concetto stesso di tempo, lasciandosi andare ad alcune interessanti considerazioni filosofiche.
Stupendo il finale che, a dispetto dell’impianto surreale del racconto, ci riporta con i piedi per terra e, rinunciando a facili happy end dal sapore fiabesco, ci travolge con il suo struggente realismo.





lunedì 6 agosto 2018

Recensione: I am fallen

Titolo: I Am Fallen (Edizione italiana)
Titolo originale: I Am Fallen
Autrice: Scarlet Blackwell
Traduttrice: Carolina Gaetano
Editore: Triskell
Genere: Paranormale
Lunghezza: 127 pagine
Prezzo Ebook: € 3,99

Descrizione:
Lo scrittore per bambini Jacob Bailey si è rifugiato in Scozia
per morire da solo, tormentato dalla scomparsa dell’amore della sua vita e con il desiderio che le sue sofferenze abbiano fine. Nella remota casa sulla scogliera in cui vive, riceve la visita di un angelo con la sua personale storia di dolore, una creatura che regalerà agli ultimi giorni di Jacob molto più di quanto lui avrebbe mai potuto sperare.

La mia recensione:
Ci si può credere oppure no, ma c’è chi sostiene che ciascuno di noi abbia un angelo custode pronto a proteggerlo e sorreggerlo nel momento del bisogno.
Jacob Bailey incontra il suo nel momento più drammatico della propria vita: è malato terminale di tumore e si è rifugiato in Scozia, in una casa isolata sul mare, per trascorrere il tempo esiguo che gli resta. Fin qui nulla di nuovo rispetto alle innumerevoli storie sugli angeli che solitamente ci vengono raccontate. Tuttavia, bastano poche pagine per scoprire che Scarlet Blackwell ha in serbo per noi una sorpresa che fa la differenza, rendendo questa storia originale e unica nel suo genere. Quello che accompagna Jacob nei suoi giorni d’agonia, infatti, non è esattamente il custode che Dio gli ha assegnato, ma un angelo diverso, un ribelle che lo ha scelto a dispetto dei piani divini… o meglio l’angelo ribelle per eccellenza. Nessun equivoco, si tratta proprio di lui: Lucifero.
Non fatevi strane idee, però, la sua presenza non preannuncia svolte horror, giacché le sorprese non finiscono qui. L’autrice continua a spiazzarci e a rompere gli schemi proprio raccontandoci di un Lucifero molto diverso da quello tramandatoci dall’immaginario comune; un demone, certo, agli occhi di Dio, ma di sicuro non l’essere cattivo per eccellenza che verrebbe da figurarsi. Andando avanti scopriremo che si tratta di una creatura più complessa, probabilmente molto più umana, di quel che abitualmente siamo disposti a credere.
Ma cosa accomuna Jacob e Lucifero? Perché quest’ultimo si ostina a scalzare il suo angelo custode pur di stargli vicino?
È il principale mistero intorno a cui ruota il racconto e che gradualmente ci verrà svelato. Per ovvie ragioni, non vi anticiperò di cosa si tratta, vi dirò solo che la chiave di tutto è l’amore proibito, affrontato da diversi punti di vista. Vi basti sapere che Jacob è gay e vive nell’800, periodo in cui l’omosessualità era considerata alla stregua di un vero e proprio crimine, mente Lucifero… ha da svelarci una versione inedita a proposito della sua caduta, e anch’essa implica un amore illecito.
Ho trovato molto interessante l’idea di fondo e lo spirito anticonvenzionale che anima la trama (decisamente nelle mie corde). Penso però che la brevità del testo costituisca un punto di debolezza. La Blackwell non approfondisce la psicologia dei personaggi, non scava a fondo nel loro passato, ma rimane in superfice, limitandosi a fornirci gli elementi indispensabili per comprendere e seguire il filo narrativo. L’impressione che se ricava è quella di una narrazione un po’ affrettata che, pur riuscendo a commuoverci e farci riflettere, non esprime tutto il suo potenziale e, a tratti, diventa anche un tantino confusionaria.
Sebbene il finale contenga tutte le risposte agli interrogativi che insorgono durante la lettura, non tutto appare chiaro, soprattutto nebuloso e per molti versi contraddittorio rimane il ruolo di Lucifero. In compenso si delinea con chiarezza un messaggio su cui vale la pena riflettere: l’amore non è mai qualcosa di sbagliato e merita comunque di essere vissuto; meglio morire con qualche rimorso che con il rimpianto di non aver amato fino in fondo.  


sabato 4 agosto 2018

Recensione: Laurent e la Bestia

TITOLO: Laurent e la Bestia
TITOLO ORIGINALE: Laurent and the Beast
AUTORE: K.A. Merikan
AMBIENTAZIONE: Maine - USA
SERIE: Kings of Hell MC #1
TRADUZIONE: Alex Krebs per Quixote Translations
PAGINE: 450 circa
GENERE: Dark travel time
FORMATO: E-book
PREZZO: € 4,99 su Amazon (disponibile su KU)

Descrizione:
Niente può fermare il vero amore. Nemmeno il tempo. Nemmeno il diavolo in persona.
1805. Laurent. Servo a contratto. Desidera disperatamente sfuggire da una vita che sta andando in rovina.
2017. Beast. Vice presidente del club motociclistico Kings of Hell. I suoi pugni parlano per lui.
Beast è rimasto sfigurato in un incendio, ma ha coperto la sua pelle di tatuaggi per assicurarsi che nessuno confondesse le sue cicatrici con segni di debolezza. L’incidente non ha solo danneggiato il suo corpo, ma ha trafitto anche la sua anima e la sua autostima, così lui si è chiuso in un guscio di violenza e caos dove nessuno può raggiungerlo.
Fino a quella sera, almeno, quando nella sede del suo club trova un giovane uomo ricoperto di sangue. Dolce, innocente, bello come un angelo caduto dal cielo, Laurent colpisce Beast al cuore. Il giovane è così alla deriva nel mondo che lo circonda ed è un tale insondabile mistero che Beast non riesce a impedirgli di farsi strada attraverso la corazza che è il suo cuore.
Nel 1805, Lauren non ha famiglia non ha uno scopo, le prospettive per il suo futuro si stanno assottigliando. Per sfuggire alla povertà, usa la sua bellezza ma gli si rivolta contro trascinandolo in una catastrofe che cambia la sua vita per sempre. Fa un passo verso l’abisso e viene trasportato nel futuro, pronto a combattere per una vita degna di essere vissuta.
Quello che non si aspetta di trovare è una brutale, goffa montagna di muscoli tatuati con un lato tenero che solo a lui è permesso toccare. Eppure, se Laurent vuole guadagnare la libertà, deve spezzare il cuore a quell’uomo che si è preso cura di lui quando ne aveva più bisogno.

La mia recensione:
Riuscite a immaginare La Bella e la Bestia in versione M/M, dark e decisamente hot, con il bonus del time travel? Sembra un po’ folle, vero? Eppure, sebbene la trama sia assolutamente originale e si differenzi molto da quella della favola, è proprio questa la prima impressione che si ricava leggendo Laurent e la Bestia, in virtù di alcuni elementi che piacevolmente la richiamano.
La Bestia in questo caso è Beast, un ragazzone appartenente al temibile club di motociclisti Kings of Hell (il nome già la dice lunga), che si è guadagnato questo soprannome dopo essere rimasto sfigurato in un incendio. Le numerose cicatrici che gli deturpano il viso e il corpo ne rendono l’aspetto particolarmente inquietante, al punto che, pur essendo temuto e rispettato da tutti, le relazioni sessuali e sentimentali gli sono precluse.
Il Bello è invece Laurent, un giovane molto avvenente e dai modi delicati, finito per caso (ma si tratterà davvero di una coincidenza?) nel covo dei biker. Inizialmente tutti pensano che si tratti di un infiltrato, una spia di qualche gruppo rivale, tanto che lo trattengono per interrogarlo. Il ragazzo, tuttavia, appare completamente spaesato, sostiene di non sapere perché si trovi lì e non riesce a dare nemmeno informazioni esaustive sul proprio conto. Tutto lascia intendere che soffra di una grave forma di amnesia, ma le stranezze non si limitano a questo. Laurent, così sostiene di chiamarsi lo sconosciuto, indossa abiti bizzarri, decisamente fuori moda, e ha tutta l’aria di provenire da un’altra epoca.
Anche se per motivi diversi, proprio come la Bella della fiaba, Laurent si ritroverà prigioniero nel palazzo della Bestia fino a che la sua posizione non verrà chiarita; e proprio come nella favola, superati la diffidenza e il timore iniziali, fra i due comincerà a nascere una strana attrazione che sarà preludio di una vera storia d’amore.
Chiaramente non si tratta di una storia semplice e lineare, gli ostacoli disseminati sul cammino dei due amanti sono parecchi e non sarà facile per loro sormontarli. Non vi svelerò i dettagli per non privarvi del piacere della scoperta, vi basti sapere che Laurent viene davvero dal passato e non si trova nel covo dei Kings of Hell per una casualità, bensì per aver stretto un patto con un demone: la possibilità di vivere libero in un’epoca in cui l’omosessualità non è più considerata un reato punibile con la morte in cambio, non della sua anima, ma di un favore, all’apparenza del tutto innocuo, ma che andando avanti si rivelerà un prezzo altissimo da pagare e costringerà Laurent a una scelta davvero difficile.
I temi affrontati nel romanzo sono quelli a cui le Merikan ci hanno abituati e che ricorrono in molte delle le loro opere, insieme ad alcuni elementi tipici: abbiamo il club di motociclisti;  un nutrito gruppo di omaccioni dall’aspetto temibile e dalla condotta sicuramente non irreprensibile, ma che nondimeno si rivelano dotati di grande umanità e capacità di nutrire sentimenti sinceri; una coppia formata da un uomo forte e dominante e un ragazzo fragile  e remissivo, almeno nell’aspetto, ma che strada facendo sveleranno aspetti nascosti delle rispettive personalità, rendendosi protagonisti all’occorrenza di un ribaltamento di ruoli; una storia d’amore che rompe gli schemi e ci mostra come questo sentimento possa andare oltre le apparenze.
La novità, questa volta, è costituita dalla particolarissima cornice in cui tutti questi tasselli si inseriscono, dando vita a qualcosa di nuovo, in grado di stupirci. Pur restando fedeli a determinati argomenti e atmosfere, al punto che la loro cifra stilistica rimane riconoscibilissima, le due autrici si cimentano in un genere diverso dal solito dimostrando di sapersela cavare benissimo, dando vita a un paranormal romance, arricchito di sfumature horror e una generosa dose di erotismo, originale e avvincente.
Quel che assolutamente non cambia rispetto agli altri libri è la componente emotiva che è sempre forte e si sviluppa in crescendo. La lettura ci regala momenti di puro divertimento, quando Laurent nel tentativo di comprendere e adattarsi a un’epoca tanto diversa da quella cui appartiene si ritrova invischiato in situazioni equivoche o commette gaffe; momenti piccanti quando i due protagonisti scoprono i piaceri del sesso; momenti all’insegna del brivido quando affiorano i segreti della vita passata di Laurent e i drammatici episodi che lo hanno condotto a stringere il patto con i demone; e momenti commoventi quando a impadronirsi della scena sono i sentimenti e le scelte da compiere.
Se vi  intriga l’idea di avventurarvi nei meandri di una favola moderna, cupa e romantica allo stesso tempo, Laurent e la Bestia vi conquisterà.